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lunedì 27 gennaio 2014

A 'nchianata

A 'nchianata
di Sergio Natoli


La devozione e l'amore a S. Rosalia fa parte della vita dei palermitani che ricordano l'intercessione della "santuzza" verso la città quando nel 1624, per sua intercessione, fu liberata dalla peste.
Processione dell'urna
Da allora la santa patrona è di casa nella vita della gente e delle istituzioni. Così due volte l'anno viene celebrata una grande festa religiosa e civile in onore della Santa: una nell'anniversario del ritrovamento dei resti mortali avvenuto in una grotta a monte Pellegrino dove sorge l'attuale santuario e l'altro nel giorno della liberazione dalla peste.
All'inizio di settembre, però, un fiume di popolo sale in processione a piedi fin sopra monte Pellegrino nella grotta dove fu ritrovato il corpo della santa protettrice di Palermo. Questo salire è a 'nchianata, una tradizione che si tramanda di generazione in generazione e che ha contagiato anche molti immigrati che ormai da anni vivono nella città.
Il rettore della Chiesa, mi dice che ogni domenica, di buon mattino dietro la porta del Santuario di S. Rosalia, ci sono già degli srilankesi, che sono lì ad aspettare l'apertura del Santuario. Ogni domenica: d'estate e d'inverno! Ma non sono solo i tamil dello Sri Lanka a salire in cima alla montagna. Ci sono anche singalesi e mauriziani. La cosa particolare è che molti di essi non sono cattolici, ma induisti e buddisti.
Ma che ci vanno a fare? Si possono capire i cattolici, ma perché dei non cattolici vanno al Santuario di S. Rosalia? Cosa c'è che li accomuna?
Così, ho iniziato a dialogare con parecchi di loro cercando di capire più in profondità le motivazioni di questo continuo pellegrinaggio al Santuario di monte Pellegrino.
In ginocchi verso la grotta
Una ragazza tamil percorre in ginocchio l'ultimo tratto che immette al santuario. La conosco e le chiedo  perché questo suo pellegrinaggio. "Desidero mettermi sotto la protezione di S. Rosalia perché ho un esame molto difficile all'università". Un'altra domenica vedo una mamma con a fianco il suo bambino ed in mano un mazzo di fiori: entra nel santuario in ginocchio e prega. Poi vedo un uomo con le mani giunte dinanzi al volto di fronte ad un'immagine di S. Antonio che si trova nel cortile dinanzi al Santuario. Fa un inchino e senza entrare nel Santuario, va via.
Lo scorso anno, mentre anch'io facevo "a 'nchianata" ero preceduto da due monaci buddisti cinesi con il loro abito color rosso: salivano in cima alla montagna.
Cerimonia dell'alathi
Le radici culturali dei tamil, che vivono in India e nel nord dello Sri Lanka,  sono induiste. Alcune forme di preghiera presenti nell'induismo sono presenti anche nei riti cristiani. Uno è il cerimoniale dell' "alathi": nella cultura dei Tamil, quando un ospite importante visita la comunità, viene accolto da due donne della comunità, che prima lo incensano, poi lo aspergono con acqua, perché bisogna essere purificati nel corpo, ed infine gli mettono sulla fronte il "pothu", una polvere gialla estratta dai fiori. Un altro segno è l'accensione della luce nel "vilaq" che è una  sorta di candeliere su cui troneggia il gallo per esprimere che come il gallo annuncia l'arrivo del nuovo giorno, così Cristo è il sole che sorge nella vita di ogni uomo. D'altronde sappiamo che la forma di preghiera del rosario è nata inizialmente nel mondo induista, poi è entrata nel buddismo, nell'islam in infine nel cristianesimo. Evidentemente i contenuti di questa preghiera sono ben diversi a seconda delle religioni.
L'induismo, che fonda il cammino di fede sull'auto-salvezza, è permeato di ascesi. Il salire la montagna, allora, è una forma ascetica che pervade anche la cultura tamil, singalese e mauriziana. Il salire la montagna di monte Pellegrino, dove in cima c'è un luogo sacro è una forma devozionale che per tutti è un esercizio di ascesi ma che si differenzia nel suo contenuto di fede e devozione a seconda se si tratti di cattolici, induisti o buddisti. Un fenomeno simile lo si nota anche al Santuario di Tindari, in provincia di Messina, anch'esso posto sul monte.
Tamil a Messa nella grotta di S. Rosalia
Che degli immigrati abbiamo assunto come meta della loro devozione un santuario cattolico è un segno positivo nello scacchiere della convivenza di popoli diversi presenti nel medesimo territorio. Il santuario di S. Rosalia è una tavola rotonda esistenziale di dialogo interreligioso, un luogo profetico che può aiutare tutti ad essere operatori di pace.
Bambine Tamil dinanzi alla statua di S. Rosalia
D’altro canto, come osservava l’allora Cardinal Ratzinger in una formula particolarmente illuminante, «non esiste la nuda fede o la pura religione. In termini concreti, quando la fede dice all’uomo chi egli è e come deve incominciare ad essere uomo, la fede crea cultura. La fede è essa stessa cultura»[1]. La fede, offrendo all’uomo un’ipotesi interpretativa del reale, produce cultura; ma, d’altra parte, la/e cultura/e, esercitandosi, interpreta(no) le fedi stesse. La cultura è sempre da purificare alla luce della fede, ma la fede è sempre da interpretare secondo le istanze suscitate dalla cultura[2]. Come afferma la Fides et Ratio al n° 71, «il modo in cui i cristiani vivono la fede è anch’esso permeato dalla cultura dell’ambiente circostante e contribuisce, a sua volta, a modellarne progressivamente le caratteristiche»[3]".
Che S. Rosalia aiuti tutti quelli che arrivano al suo santuario a divenire costruttori di una cultura della pace e che ci liberi dalla peste delle piccole e grandi guerre.

Palermo 25 Gennaio 2014



Una pellegrina Tamil













[1] Joseph Ratzinger, Cristo, la fede e la sfida delle culture, in «Nuova Umanità» 16 (1994), n°6, 95-118 qui 103.
[2] Angelo Scola, Fede e cultura, l’insuperabile circolarità. In editoriale “Oasis” (n. 10, 2009) dedicato al tema “Le fedi alla prova della modernità”, in Zenit 13 febbraio 2010
[3] Benedetto XVI, Fides et Ratio, n. 71

sabato 19 giugno 2010

I colori della pace: Pellegrinaggio dei migranti di Sicilia a Tindari (ME)

I COLORI DELLA PACE

Il sole cocente e l’alta temperatura non ha scoraggiato minimamente i 1.000 partecipanti al pellegrinaggio organizzato dall’Ufficio regionale migranti della Conferenza Episcopale Siciliana.
“I colori della pace” sono dipinti da quanti sono impegnati nel quotidiano ad essere “operatori di pace” attraverso le normali attività lavorative. “I colori della pace” sono dipinti da uomini e donne che provengono dai cinque continenti e che vivono nella nostra isola.
Vedere insieme Cingalesi e Tamil che nello Sri Lanka hanno vissuto per 35 anni una terribile guerra civile è un “colore della pace” molto eloquente.
Vedere insieme filippini ed ecuadoregni, mauriziani ed ivoriani, ghanesi e polacchi, italiani ed indiani, senegalesi e rumeni è un segno di speranza di una nuova umanità multietnica e multiculturale che vive nel medesimo territorio.
La varietà dei vestiti tradizionali, delle musiche e delle danze, della modalità di esprimere la medesima fede in Gesù Cristo Salvatore del mondo, sono la grande novità di questa assemblea regionale. Unità e diversità che si intrecciano in un fascio di luce emanato dalla vita di persone normali che vivono e lavorano con serietà ed impegno nella nostra isola. E’ i segno di una società che passa dalla multiculturalità all’interculturalità.
Il saluto e l’accoglienza di Mons. Zambito, Vescovo di Patti, e l’omelia pronunciata da Mons. La Piana Arcivescovo di Messina che ha presieduto la celebrazione eucaristica interculturale, hanno collocato l’iniziativa nell’ambito del cammino delle Chiese di Sicilia.
La pace è un bene prezioso, un bene che va perseguito che va posto sopra gli interessi privati. Tutti, in modi e forme diverse possono contribuire alla costruzione di una società che vive nella pace. Le centinaia di palloncini colorati portati nella processione che si è snodata dalla “Casa della Vita” al Santuario di Tindari, erano il simbolo, il segno visibile di questo desiderio e della preghiera rivolta alla “Bella Madre del Tindari”, affinché la pace portata da Gesù regni nei cuori di ciascuno e nella vita della gente. I colori dei palloncini simboleggiavano dei 5 continenti: il verde l'Africa con le sue verdi foreste; il rosso il continente Americano che fu fondato dall’uomo dalla pelle rossa , cioè dagli indiani; il bianco il continente Europeo, perché vi risiede il suo padre spirituale: il bianco Pastore della Chiesa, cioè il Papa; l’azzurro il continente Australiano, l'Oceania e le altre isole nelle azzurre acque del Pacifico dove Cristo è ancora poco conosciuto; il giallo il vasto continente Asiatico, la terra del Sol Levante, la culla della civiltà di un tempo. Dinanzi al sagrato del Santuario sono stati liberati tutti i palloncini quale segno della preghiera di tutti gli uomini della terra che sale al cielo, per chiedere insieme a Maria il dono della pace per tutti i popoli.
Nella celebrazione eucaristica, oltre alle quattro principali lingue veicolari (italiano, inglese, francese e spagnolo) sono state utilizzate altre lingue materne come il twi, il tagalog, il cingalese il tamil. Una “nuova Pentecoste”, dove l’unico linguaggio dell’Amore si esprimeva nelle diversità delle lingue degli uomini e delle donne lì presenti. Canti e danze rituali sono state l’espressione culturale diversa dell’unica fede in Gesù, così come l’atto di affidamento alla Vergine nera del Tindari, composta appositamente per questa circostanza da p. Sergio Natoli omi.


ATTO di AFFIDAMENTO

Vergine Santissima del Tindari abili mani hanno voluto esprimere la tua regalità,
scolpendo la tua effigie in un cedro del Libano.
Da dodici secoli su questo incantevole colle risplende sovrana la tua bellezza.
Sei “bruna ma bella”, attiri a te quanti ti riconoscono come Madre di Misericordia
e custodisci tutti come tuoi figli e figlie.
La tua “negritudo” rende più vicini al nostro cuore
i popoli che ancora soffrono
e patiscono sotto le tante subdole forme di schiavitù.
Intere generazioni di emigrati hanno portato con loro la tua effigie in altri continenti
e continuano a pregarti ed amarti con questo titolo in tante parti del mondo.
Tu che con il tuo sposo Giuseppe per difendere la vita di Gesù hai vissuto da esule in Egitto, continua anche oggi a custodire le innumerevoli folle
che fuggono da nazioni dove ancora si muore per la guerra, per la fame per le persecuzioni,
per la cattiveria del cuore dell’uomo che vive sotto il giogo del potere e dell’avidità.
Maria Santissima del Tindari, custodisci tutti i migranti che ora vivono in questa terra di sole.
A Te affidiamo i giovani e le famiglie, quanto sono soli e lontani dai loro cari,
i profughi, gli ammalati: concedi a tutti conforto, consolazione e pace.
Ed a tutti noi che siamo pellegrini su questa terra,
mostraci la patria del cielo dove vivi e regni con il tuo figlio Gesù Salvatore del mondo.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

(P. Sergio Natoli omi, Aprile 2010)

Palermo 18 Giugno 2010

martedì 8 giugno 2010

I colori della pace


1° Incontro-pellegrinaggio regionale dei migranti di Sicilia
Tindari (ME) 13 Giugno 2010

Premessa
E’ un’iniziativa in positivo che vuole contribuire alla costruzione di una “civiltà dell’amore” attraverso un percorso inter-culturale che supera le barriere ghettizzanti e pone i migranti come soggetti attivi nel processo di costruzione del valore della pace.

I colori della pace:
Attraverso il simbolismo dei colori, si vuole esprimere, che ci sono molti modi con cui tutti, nativi e migranti, possiamo essere operatori della pace.


Pellegrinaggio mariano:
Maria è una icona per i migranti: Lei non ha esitato a fuggire in Egitto per tutelare “il principe della Pace”.
Il Santuario di Tindari (ME), che custodisce il simulacro della Madonna nera, è su un colle: il salire, l’ascesi, la preghiera sono elementi che richiamano la fatica di essere operatori di pace e la fede in Gesù che sostiene gli operatori di pace.


Incontro di pellegrini:
Tutti i migranti possono essere protagonisti della costruzione di una nuova umanità, di una nuova società in cui ciascuno si impegna e vive come operatore di pace. La pace è un valore comune non solo a tutti gli uomini di buona volontà, ma anche a tutti gli uomini religiosi a qualunque religione appartengano. L’incontro della mattinata ha proprio l’obiettivo di raccontarci come siamo o possiamo essere operatori di pace.


Verso il santuario mariano
L’essere pellegrini si esprimerà in modo differenziato: dalle diverse città della Sicilia fino alla “Casa della Vita” dove ci incontreremo accolti dalla comunità cristiana nativa e dal Vescovo della Diocesi di Patti, Mons. Zambito. Poi tutti insieme faremo il pellegrinaggio unitario dalla “Casa della Vita” al Santuario, durante il quale si pregherà e ci saranno offerte delle brevi riflessioni e preghiere nelle differenti lingue.
Alcune centinaia di palloncini colorati, la diversità dei vestiti e costumi di ogni gruppo etnico presente, sono il segno che è possibile coniugare unità di vita e diversità culturali.
I palloncini saranno rilasciati sul sagrato del santuario, per esprimere il desiderio che la richiesta di pace salga al cielo.


Celebrazione interculturale:
Nel Santuario si svolgerà una celebrazione eucaristica interculturale presieduta dal Vescovo di Messina Mons. La Piana, Vescovo delegato Migrantes della CESi. Oltre ai canti liturgici in diverse lingue (Spagnolo, Tagalog, Tamil, cingalese, Twe, Creole, etc.) ci saranno alcune espressioni cultuali particolari, come la danza iniziale dei cingalesi e quella offertoriale degli ivoriani e ghanesi. Alla fine della celebrazione saremo invitati a prendere l’impegno comune di pregare Maria perché la pace regni in ogni cuore ed in ogni angolo della terra.

Manifesto:
La Sicilia, circondata dal mare, un tempo terra di emigranti oggi è terra di speranza per molti migranti. Volti di persone native e di chi proviene da altri continenti, vivono insieme sotto la protezione della Madonna nera del Tindari.


Partecipanti
Tutti i migranti della Sicilia con le comunità cristiane native della diocesi di Patti.

Programma
Ore 09,15 Arrivi, accoglienza località Locanda e nel teatro della Casa della vita
Ore 10,00 Incontro di tutti i pellegrini
Ore 12,30 Pranzo a sacco (ciascuno provvede a sé e può condividere)
Ore 14,00 Partenza del pellegrinaggio comune per il Santuario
Ore 16,00 Celebrazione eucaristica interculturale
Ore 17,45 Partenze e rientro

Organizzazione
Uffici Migrantes delle Chiese di Sicilia
Info: Ufficio MIGRANTES Diocesi di Palermo
p. Sergio Natoli omi Cell.333.233.7895
Email: migrantespa@gmail.com