domenica 14 ottobre 2007

Laos: una cultura impregnata di buddismo



La casa dove alloggio é ai piedi di una collinetta su cui sorge il tempio buddista Vat Phonpao. Ogni notte tra le 3,30 e le 4,00, il silenzio della notte é rotto dai rintocchi di un gong di bronzo e poi da quelli di una campana di legno. Questa notte cambia la luna e secondo il calendario lunare buddista, ogni volta che c’é la luna piena e la luna nuova, si suona anche il grande tamburo custodito in ogni monastero. Cosí questa notte a catena, si sono susseguiti anche i suoni dei tamburi provenienti da altri monasteri. Nel silenzio della notte che cede il passo al giorno, che albeggia intorno alle 5,00, si sente la preghiera corale e melodiosa del Vat Phonpao.
Oggi é il giorno in cui i fedeli portano le loro offerte al monastero. E’ un rito che rinnovano due volte al mese per accumulare meriti.
Nella visita al monastero del Vat Manoron, come anche in altri monasteri buddisti, ho potuto notare come alcune modalitá di comunicazione siano uguali in culture diverse. Il termpio é del 1370 e custodisce una statua del Buddha alta 6.30 metri. Sia dentro che fuori la pagoda é ineramente tappezzata di quadri pittorici raffiguranti momenti della vita del Buddha. Il colloquio avuto con un bonzo, mi ha confermato che quell’espressione artistica, altro non era che un modo di comunicare la storia del Buddha alla gente analfabeta. Tali raffigurazioni sono gli antesignani degli odeirni fumetti, dei cartoons trasnmessi dalle televisioni tutto il mondo. Non troviamo forse la medesima forma di comunicazione nel Duomo di Monreale, nella Basilica di Assisi ed in molte altre chiese e santuari d’Italia? La manifestazione artistica della religiositá e la trasmissione della medesima, sono un terreno comune a molte religioni. In un certo senso é come la coservazione e trasmissione della vita.
La vita del monastero é ritmata dalla preghiera, dallo studio e dal lavoro. La cultura religiosa buddista prevede che ogni maschio passi in monastero un periodo della sua vita di almeno tre mesi. Cosí, in certe ore del giorno, é facile vedere delle frotte di bonzi novizi che escono dal monastero. Sono tutti ragazzi dai 10 anni in su.
Il monastero ha anche una funzione istruttiva. I ragazzi provengono da villaggi lontani, prevalentemente del Nord dove non esistono scuole. Andando in monastero in cittá possono andare a scuola senza pagare, perché il governo esonera i bonzi dalle tasse scolastiche. Possono cosí conseguire un titolo di studio di scuola media superiore, con il quale accedere all’universitá. Nel monastero hanno vitto e alloggio e la possibilitá di imparare anche l’inglese, sogno di tutti i giovani scolarizzati per entrare in comunicazione con il resto del mondo. Evidentemente nel monastero ci sono delle norme come la partrecipazione alle funzioni religiose, la conduzione di se stessi e delle cose comuni.
Chi di noi non ricorda i seminari italiani traboccanti di seminaristi molti dei quali ancora undicenni? Anche da noi i seminari svolgevano una funzione educativa ed istruttiva. Man mano che lo Stato ha fatto sorgere le scuole di vario grado nei paesi, il numero dei seminaristi é diminuito. Oggi in semimanrio va solo chi pensa ad un futuro impegno di vita sacerdotale e la maggioranza sono tutti maggiorenni.
Nel monatero del Vat Manorom ci sono 14 monaci adulti e poco piú di 100 tra ragazzi e giovani. Un giovane monaco mi diceva di essere lí da quattro anni e che alla fine dell’ultimo anno scolastico avrebbe lasciato il monastero per andare all’universitá. Il monastero, allora svolge un ruolo formativo sia sul piano religioso, come su quello sociale e culturale, mantenendo viva la tradizione.
Quante cose noi cristiani abbiamo in comune con il monachesimo buddista! I contenitori sono molto simili, ma il conetnuto é differente.
Vivendo anche se per poco tempo dove non c’é neanche un tempio cristiano – anche se esiste una chiesa fatta di pietre vive che ama, prega e spera nel silenzio – é possibile constatare che ovunque ci siano degli esseri umani, ci sono delle religioni. “Il messaggio cristiano é stato indirizzato sempre e fin da principio ad uomini che erano giá religiosi: ebrei e seguaci di religioni tradizionali. L’occidente deve essere aperto all’oriente e come cristiani siamo fortemente interpellati a chiarire e determinare in modo convincente e responsabile il rapporto della fede cristiana con altre le religioni[1]. Non si é forse mosso in questa direzione il nostro amatissimo Mons. Marcello Zago? Oggi ció é particolarmete necessario perché l’umnaitá si presenta come un villaggio globale in cui sono mescolate le piú diverse religioni, sempre piú compresenti nel medesimo territorio. Lo studio delle altre religioni, ed in particoalre la Teologia delle religoni, deve servire anche al dialogo tra le religioni e contribuiire alla pace tra di essi. Ció contribuirá anche a far superare le inimicizie che nel passato hanno segnato la rottura di realzioni tra le religoni, scongiurando cosí anche nuove forme di guerre di religione.
Tutt’oggi ci sono dei cristiani che sono convinti dell’erroneitá delle altre religioni e le dichiarano false. E ce ne sono altri ancora che dichiarano che in tutte le religioni, in fondo si tratta della medesima veritá e che nessuna religione abbia il diritto di professarsi l’unica vera religione e l’unica via di salvezza.
In questa breve permanenza nel Laos, totalmente immeso in questa cultura buddista, sono ancor piú convinto della parola di Gesú che é “venuto per dare compimento”, che “vuole che tutti gli uomini sianoi salvati ed artrivino alla conoscenza della veritá. Uno solo, infatti, é Dio ed uno solo il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Gesú Cristo, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1 Tim 2,4-6).

Luang Prabang, 26 Agosto 2007

p. Sergio Natoli

Per vedere l'album fotografico clicca qui




[1] Cfr. G. Gaede, Cristo nelle religioni